domenica 15 gennaio 2012

C'era una volta...

Non me lo ricordo se gliel'ho regalato io. Mia figlia ha questo gioco. Ci sono un mucchio di carte e chi gioca le deve usare per inventare una favola ma per vincere bisogna entrare nella narrazione altrui, interromperla e continuare con le proprie carte. E' strano perché hai la tua fiaba che racconti condizionato dalle carte ma, presto, t'appartiene ed ecco che un'altra persona ci mette dentro la sua. E a ogni strappo qualcuno s'arrabbia perché aveva costruito una storia nella sua fantasia e la stava sviluppando immaginandone la fine. Eppure dopo un po' ti piace che qualcuno arricchisca o cambi la favola e non vedi l'ora di essere sorpreso e di ascoltare il seguito deciso da altri e, a tua volta, interrompere per inserirti e farla di nuovo tua. All'inizio mia figlia ne approfittava per ascoltare. Era una scusa per riempirsi di favole. Poi ha iniziato a giocare, a introfularsi nelle storie altrui, a modificare i percorsi. E stasera dopo aver finito di giocare mi sono detto: Cavoli! Ma queste favole sono come la vita. Ti prepari il tuo percorso, parti e già immagini come andrà, invece vai a sbattere su qualcuno o qualcosa che ti porta da un'altra parte ed è così anche quando non l'accetti. Alt, non sto dicendo che la vita è una favola, sto dicendo che nella vita s'incontrano pezzi di favola e a saperli riconoscere, si può giocare.  

sabato 14 gennaio 2012

1912-2012

C'è un racconto di Foster Wallace che s'intitola: "Una cosa divertente che non farò mai più." Ho letto questo racconto molti anni fa, molto prima che DFW si suicidasse e molto prima che succedesse quello che è successo ieri sera. Ma molto dopo l'affondamento del Titanic. Nel frattempo ho, con difficoltà, portato avanti un comportamento ambientalista che ha tra le uniche cose certe la mia avversità per questi viaggi. Credo che non ci sia nulla di più vero della pubblicità che imperversa sulle televisioni, che racconta come sia difficile riadattarsi alla vita normale dopo una crociera. Da quel che so è una vera e propria uscita dal mondo reale, dalla quotidianità per entrare nell'artefatto più totale. Perciò quando succede un naufragio non è un semplice incidente ma il mondo dei sogni che crolla. Il Titanic ha fatto la fortuna di un paio d'attori ma è stata una vera e propria ecatombe e ha rappresentato la metafora di un mondo che balla e non s'accorge d'andare verso la catastrofe. E il naufragio del Giglio che cosa ci dice? Per ora è solo l'errore di un comandante che sbaglia rotta e finisce sugli scogli provocando l'affondamento della nave, il naufragio di 4000 persone(a cui viene annunciato che si tratta solo di un danno elettrico), la morte di alcune di loro e la fine del loro viaggio da sogno. Senza aspettare di capire che metafora sarà mi sembra già abbastanza questo. E le coincidenze?  Non c'era nessun iceberg, perciò inutile farci caso.

giovedì 12 gennaio 2012

grammatica del potere

Ho visto che è morto Kim Jong-il. Non so molto della Corea, a parte che a volte camminano al contrario,  ma ho notato che il nuovo leader si chiama Kim Jong-un. Da italiano potrei dire che mettono l'articolo in fondo al nome, al contrario anche questo. Praticamente siamo passati dall'articolo determinativo a quello indeterminativo. Che sia un buon segnale?

mercoledì 11 gennaio 2012

Vano?

Ho fatto una passeggiata o forse è meglio dire una lunga camminata e ho raggiunto un paese vicino. Attraversandolo mi è capitato di fare questa foto. Capita sempre e in ogni luogo di vedere dei vecchi seduti fuori dalla porta di casa o su di una panchina. Da soli o in compagnia. Che osservano il mondo che passa. Li ho, dapprima, ignorati e poi considerati come spettatori. Giunti alla fine della loro esperienza d'attori della vita, si sono assisi su una sedia e da lì osservano il mondo che si muove, su gambe solide o, di più, oggi, su ruote. Però, ultimamente, ne vedo meno, come se oggi preferissero altre visioni, forse gli schermi di cui sono piene le case. Però c'è chi ancora resiste, persevera, cerca l'aria fresca e legge la vita, l'interpreta, l'osserva dal vero. Forse loro potrebbero dire qualcosa sulla finzione che ammanta il vero e sul vero che attraversa la finzione. Troppo? Non so, una volta ho visto un film dove c'era anche un vecchio che se ne stava seduto a guardare quello che succede ma ogni volta che chiudeva gli occhi, lo schermo diventava nero. Senza lo spettatore, senza chi ti osserva non esisti? Difficile essere sufficienti a se stessi. E questo vecchio è geniale: ha collocato la sua sedia in questo vano a fianco della porta. E' all'esterno e non lo è. E' tra le mura di casa ma non in casa. E' protetto ma al contempo è esposto. E' curioso e al contempo timoroso. E' un buon modo di vedere la vita che passa. E' anche un buon modo per viverla?

martedì 10 gennaio 2012

doppio senso

Mi piace andare a leggere in questa stazione. E' strano, non c'ho mai preso un treno e non ci sono mai arrivato. Ci vado ad aspettare mio figlio. Mentre lui gioca a calcio io mi siedo su una panchina e leggo un libro o me ne sto lì ad aspettare. Aspetto che arrivi un treno. C'è un solo binario e ho due possibilità. Finora non ho visto arrivare un solo treno. Potrei guardare l'orario ma non l'ho mai fatto. Mi piace questo binario unico che però ha la possibilità di portare in due direzioni opposte. Ogni tanto mi sveglio dai sogni ad occhi aperti per colpa di un campanile. Lì vicino c'è una chiesa bruttissima ma questo non è importante.   Basta poco e ricomincio a viaggiare. Devo solo scegliere dove lasciar andare la fantasia, a valle o a monte? In salita o in discesa? A destra o a sinistra? A nord o a sud? Per fortuna che c'è un solo binario altrimenti chissà dove andrei a finire.

lunedì 9 gennaio 2012

vacatio mentis

Ho staccato! Succede e fa bene! Però fa bene solo per il periodo della vacatio perché poi arriva il giorno dopo e stamattina era appunto quel giorno. Ho preso la bici e infilata la testa nella mia berretta nuova che finalmente tiene il freddo lontano dal cervello me ne sono andato alla stazione. Ho saltato un paio di semafori, fatto qualche schincarola tra le auto e sono arrivato alla stazione. Ho imboccato il vialetto alla solita velocità e in un attimo mi sono trovato alla deviazione per la tramvia. Ero troppo veloce e ho frenato. Siccome non sistemo mai i freni, l'unico che funzionava era quello davanti. Appena tirata la leva la bici si è trasformata in un cavallo imbizzarrito e in un attimo mi sono ritrovato a terra. Una scivolata con culata, ho rimbalzato e mi sono subito ritrovato in piedi. Sapete, come succede ai bambini vergognosi. Una ragazza che camminava circospetta mi ha chiesto se andava tutto bene e così mi sono ripassato fisicamente. Nessun dolore, com'era possibile? Mi sono toccato la natica e ho capito. Ero caduto sul portafoglio e questo aveva attutito la caduta. Ho un bel portafoglio, ben imbottito, largo e alto. Attenti, non è pieno di soldi, ma di carte, documenti e quello che serve ogni giorno per sopravvivere. Una lezione per le cadute, per i momenti di crisi, non basta il denaro per salvarsi, sono utili anche i ricordi e piccole cose utili(in tasca ho anche un kit di fili per cucire). Così ho sorriso alla ragazza e le ho detto che andava tutto bene, avevo resistito alla caduta e ora sono pronto ad affrontare altre crisi.